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Monthly Archives: October 2014

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Un simpatico racconto di Virgilio, Franco e Ettore

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Tre uomini a Mabe

Finalmente siamo in autostrada. Pennelli, rulli, aste, vernice, mazza edile (una mazza?!), e poi fette biscottate, biscotti, pasta (penne lisce!), conserva. Nel furgone c’è entrato tutto ed anche gli immancabili arrosticini, gradita sorpresa per i nostri amici in Albania.

Saliti sulla nave ci godiamo uno splendido tramonto sull’Adriatico, dividendoci pizze e panini. La traversata notturna fila via liscia, e quindi un sole nebbioso ci dà il benvenuto a Durazzo.

Dopo un controllo (apparentemente) accurato alla dogana, ci affidiamo a Goffredo che ci aspetta per accompagnarci a destinazione. La prima è Kodhel, dove i nostri missionari laici hanno la propria sede. Salutiamo Tiziana, alle prese con vari operai che cercano di sanare un black-out che si protrae ormai da giorni. La nostra preoccupazione, è inutile dirlo, riguarda gli arrosticini: saremo “costretti” a cuocerli tutti stasera? Mariapalma è impegnata a Skutari in un campo di formazione per i giovani, e la vediamo solo alla fine della settimana.

Nel pomeriggio raggiungiamo Mabe, dove ci attendono i lavori. Siamo visibilmente emozionati, non sapendo bene di che cosa si tratta ed avendo vaghi ricordi della grandezza della chiesa da ritinteggiare. Per fortuna ricordavamo male: c’è una controsoffittatura di legno, e quindi non c’è bisogno di tutte quelle prolunghe per le aste di cui ci eravamo dotati. Goffredo, inoltre, ha provveduto ad affittare un castelletto che ci aiuterà a portare avanti i lavori con maggiore sicurezza. Una sicurezza che però non sembra interessare molto i nostri con-lavoratori, Mark e gli altri che stanno fissando dei pali per la recinzione del campetto sportivo polivalente, ai piedi della chiesa: si arrampicano su di un’impalcatura “essenziale” ed instabile, almeno ai nostri occhi; e quando tre giorni dopo, allorché, finito il nostro lavoro, gli offriamo il nostro castelletto, non lo prendono nemmeno in considerazione.

Lavorare in una chiesa non è un’esperienza comune, almeno non per tutti noi, quindi ci accompagna un rispetto per il luogo ed un timore reverenziale. Per questo i canti, che tradizionalmente accompagnano il lavoro, si concentrano su qualche Adeste fideles o Astro del ciel intonato a due voci. Solo quando Goffredo provvede a spostare dal tabernacolo il Santissimo, allora il nostro tenore si lancia in un Nessun dorma, che riscuote molto successo (con richieste di bis) tra la gente del villaggio che ogni tanto viene ad osservare il lavoro di questi tre italiani, nell’apparenza professionisti. “Mirë!” è l’esclamazione che sentiamo ripetere quando vengono a vedere la chiesa. In realtà noi eravamo preoccupati, perché la vernice portata è di colore giallino, e quindi diversa  rispetto al tradizionale bianco di molte chiese che abbiamo visto qui in Albania. Ma pare che questa variazione cromatica non disturbi, anzi “shumë i mirë”, molto bello, dicono soprattutto Mark e Agetina. E questo ci conforta molto.

Don Giovanni, il “padrone” di casa non c’è. È andato sui monti e non tornerà prima di qualche settimana. Ci piacerebbe incontrarlo, e vorremmo tanto conoscere quei luoghi, soprattutto renderci conto di cosa ha bisogno quella chiesa di cui ci hanno parlato Goffredo e Tiziana, ed a cui speriamo di dedicare il prossimo campo di lavoro. Il desiderio di andare è grande, ma non siamo qui per turismo, nemmeno “religioso”, e quindi anzitutto il lavoro!

In realtà la tinteggiatura della chiesa procede celermente. Siamo d’accordo che appena finiamo, aiuteremo gli operai che lavorano al campetto. L’atto finale è quello della pulizia dei banchi e delle finestre, per fortuna (si fa per dire…) che i ragazzi del villaggio ci aiutano nei lavori, scorrazzando e ridendo per la chiesa. Forse è il momento di più pura allegria che abbiamo vissuto, i ragazzi si sentono a casa propria e riprendono possesso in questo modo di quello che gli appartiene e che in un certo senso gli avevamo “sottratto” in questi giorni.

Ma…forse non tutto accade per caso: il giovedì completiamo il lavoro in chiesa e, dato che piove tutto il giorno, è impossibile lavorare al campetto, anche l’indomani. È deciso, grazie a Goffredo e Tiziana venerdì mattina prendiamo la via della montagna.

Il viaggio è lungo, inaspettatamente lungo, nonostante gli avvertimenti. Curve e controcurve, su di una strada che si inerpica tra boschi verdi. Dopo tre ore arriviamo mentre Don Giovanni porta a termine una celebrazione. Anche lui è visibilmente contento di vederci, così come noi. Giochiamo un po’ a pallavolo con alcuni ragazzi ed una suora che coriacemente lotta su tutte le palle, quindi pranzo luculliano anche qui (a cui del resto ci aveva già viziati Tiziana). Dopo pranzo andiamo con don Giovanni ad un villaggio vicino, dove visitiamo la chiesetta, distesa su di un verdissimo prato e circondata da un piccolo cimitero. Giù nella valle scorrono i fiumi e si vedono le montagne tutt’intorno, mentre un ragazzo porta a pascolare le sue capre, coperte di un vello particolarmente pulito e lucido. La bellezza di questa terra raggiunge il sublime e dispiace che di questo aspetto non si parli mai.

Siamo arrivati alla fine della nostra settimana di lavoro. Un’esperienza molto bella, vissuta in fraterna amicizia e confidando nella guida del Signore, a cui ci siamo affidati ed abbiamo affidato le nostre famiglie a Pescara. Solo il tempo di comprare qualche souvenir, un tubo giallo, qualche byrek per la cena, e ci avviamo lungo l’autostrada per Durazzo. Abbiamo molto da raccontare alle nostre mogli, ai nostri figli, ai nostri amici. Abbiamo progetti per il prossimo anno, ma ci servono forze nuove, che possano portare avanti insieme a noi un lavoro più grande. Forza amico, fatti avanti, c’è bisogno anche di te.

Ettore             Franco                       Virgilio

 

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Eccoci qui, pronti a raccontare, scusandoci se non ci facciamo sentire molto…Un pò perché non siamo dei “maghi” della comunicazione  e un pò perché la vita di missione scorre velocemente e non ci lascia tanto tempo per scrivere.

Abbiamo iniziato da un pò l’anno pastorale con nuove attività intraprese  con i ragazzi e con gli adolescenti, con proposte di incontri per i giovani che stentano a partecipare e con il sogno nel cassetto di poter avviare, anche a Mabë e Dragushë, dei centri di ascolto della parola che, già dall’anno scorso, abbiamo avviato come equipe di pastorale della famiglia in altre parrocchie della diocesi di Sapa.

Quello passato, invece, è tutto da raccontare visto che, a parte qualche pubblicazione sul sito della missione, non ci siamo fatti molto sentire. L’anno trascorso ci ha visto ancora studenti della lingua albanese di mattina e dall’immediato dopo pranzo fino a quando c’è luce solare, animatori e catechisti nei nostri villaggi. Ci siamo dati da fare in particolere in tre villaggi come presenza fissa di almeno uno di noi, tra Goffredo, Tiziana e Mariapalma, ed in altri due con una presenza settimanale per attività di animazione. Un bell’impegno anche a causa delle distanze tra i villaggi e del tempo cattivo che non sempre consente spostamenti in motorino, cosicchè chi finisce per primo va a recuperare con la macchina gli altri due. Questo fa si che spesso e volentieri si esce prestissimo tutti insieme e si ritorna tardi tutti insieme. Catechismo, corsi di chitarra, italiano, attività sportive e di gioco, animazione e ballo, e qualche piccola gita con i ragazzi, sono stati il nostro pane quotidiano per tutto l’anno fino all’inizio dell’estate. Non bisogna tralasciare di raccontare delle giornate del malato che, a livello diocesano, ricorrono una volta al mese e riscuotono grande partecipazione e richiedono la nostra puntuale presenza per accompagnare i partecipanti con le macchine della missione, stare con loro fino al pomeriggio e poi riaccompagnarli. Come entrano tre disabili in carrozzina con i loro accompagnatori in una Land Rover? Se a qualcuno dei lettori viene in mente la barzelletta dei quattro elefanti in una Cinquecento…

C’è poi l’importante aspetto della cura dei fedeli, la celebrazione delle messe festive in quattro villaggi di pianura e, una volta al mese, il giro nei quattro villaggi di montagna. Una attività che vede impegnato don Giovanni in prima persona e noi come aiuto e supporto. Soprattutto la partecipazione alla messa domenicale in ogni villaggio, anche se per noi è un ripetere la messa, è un momento importante da condividere insieme con tutti.

Nella scorsa quaresima siamo anche tornati alcuni giorni in Italia per un giro di testimonianze in alcune parrocchie della nostra diocesi, in alcune  scuole e con alcuni gruppi e movimenti. Una bellissima esperienza di condivisione e partecipazione. Dobbiamo necessariamente spendere due parole per gli amici del gruppo missionario diocesano che si sono “fatti in quattro” per noi, per accoglierci, per organizzare gli incontri ai quali ci hanno sempre accompagnato e soprattutto per averci fatto sentire il gusto vero della condivisione fraterna e dell’amicizia in Cristo. La nostra presenza di missionari in Albania non può prescindere dalla presenza nella diocesi di Pescara di altrettanti missionari che coltivino in loro stessi e nel cuore di tutti il seme della missione.

Arriviamo così all’estate: dalla metà di giugno fino alla prima settimana di agosto si sono susseguite attività di campi, oratorio, gite, e la missione in montagna di tre settimane. Sono arrivati dalla nostra diocesi tre gruppi di giovani per una esperienza di servizio e di conoscenza della missione Albania ed un gruppo di tre volontari che hanno ritinteggiato la chiesa di Mabë.  Dal 23 al 29 giugno con un gruppo di giovani che hanno partecipato ad un progetto formativo della Caritas Pescara, abbiamo svolto la prima settimana di attività estive con i più piccoli a Dragushë, poi don Giovanni è partito per la missione in montagna, mentre noi laici siamo andati a fare gli animatori ai campi estivi degli Ambasciatori di Pace. Il 7 luglio sono arrivati i tre volontari per i lavori in chiesa e la settimana dopo il gruppo parrocchiale di Collecorvino, accompagnato da don Domenico. Con i ragazzi di don Domenico, essendo numerosi, abbiamo realizzato due attività estive in una settimana, una coi piccoli di Mabë ed un’altra con gli adolescenti di Mabë e Dragushë. Di quest’ultima attività possiamo dire che vi hanno partecipato in maniera trasversale anche altri ragazzi, alcuni dei più grandicelli tra quelli del gruppo dei preadolescenti e qualche outsider di Dragushë, attratto un poco dalla presenza dei ragazzi Italiani e un poco forse dal come “ammazzare la noia”. Bello però, che al ricominciare delle attività di questo anno sono venuti e hanno voglia di continuare. L’ultimo gruppo è arrivato a fine luglio, accompagnato da don Nando. Giovani dell’Azione Cattolica che hanno fatto una esperienza di servizio ma soprattutto di conoscenza della nostra realtà missionaria. Con loro siamo andati in uno dei villaggi di montagna a vivere una giornata di missione con don Giovanni, aiutato da  tre suore albanesi, un seminarista e Paolin, un giovane della nostra parrocchia di Mabë.

Abbiamo nominato Paolin e allora come non nominare Armando, Alketa, Kristian, Berti, Ester e Amarilda, giovani che in questo anno ci hanno aiutato e sostenuto nelle attività di catechesi e di oratorio.  Tante altre persone ci sono state vicine, ci hanno sostenuto e ci hanno fatto sentire il loro calore.

In ultimo, la settimana di attività estiva a Kodhel, villaggio dove abitiamo noi, Goffredo, Tiziana e Mariapalma.

Tutte le attività che abbiamo svolto hanno sempre avuto un tema e quest’anno abbiamo proposto per i piccoli:<< Insieme ognuno è protagonista, “Dite amici ed entrate”>>, un campo sul valore dell’amicizia e delle qualità della persona al servizio degli altri, liberamente tratto dalla storia del “Signore degli anelli”. Per gli adolescenti abbiamo scelto un tema più emozionale che li aiutasse a prendere contatto con la propria sfera emotiva: “Arcobaleno, un ponte di alleanza tra i colori”.

Ora, mentre raccontiamo di un anno trascorso siamo già pienamente immersi nel nuovo. Molte sono le novità , su tutte l’impegno a tempo pieno di Mariapalma in una casa famiglia per ragazze che, entro l’anno, si aprirà nel villaggio di Gjadër.  Aspettiamo la visita di don Massimo, nuovo responsabile dell’Ufficio Missinario e salutiamo fraternamente don Marco che ci ha sempre fatto sentire la sua vicinanza e sappiamo che continuerà  a farlo, perché certi legami non si creano e non si vivono per incarico ricevuto.

Goffredo, Tiziana, Mariapalma

Veglia Missionaria

un bellissimo articolo de La Porzione che parla di Missione e della nostra esperienza

http://www.laporzione.it/2014/10/19/una-chiesa-di-pescara-sempre-piu-missionaria-aperta-alla-missionarieta/