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ultime dalla missione

Il nostro passaggio nella diocesi di Pescara, dall’ 11 al 16 febbraio, è stato breve quanto ricco di incontri e testimonianze.Un grazie di cuore va a don Massimo e agli amici del gruppo missionario che, come sempre, si rivelano speciali in tutto quello che fanno per noi e con noi. Avremmo voluto scrivervi prima ma da qualche giorno manca la corrente a causa del cattivo tempo. Solo stasera è tornata la connessione e la possibilità di sedersi con calma davanti al pc.”Albania così vicina, così lontana” potrebbe essere il titolo di un libro dove raccontarvi di un luogo dove si vive a due velocità: quella delle poche città ben servite e con infrastrutture sufficienti, Tirana, Durazzo, Valona, Scutari… e poi noi, quelli della campagna e delle montagne. Se quelli di città si lamentano per i disservizi, noi piuttosto, quando ci sono, esultiamo per i servizi. Non è per lamentarci che ci siamo fatti vivi, piuttosto per condividere con voi la bellezza del dono della missione, dei piccoli passi che facciamo ogni giorno: ieri Tiziana ha insegnato ad un gruppo di ragazze adolescenti e fare la torta mimosa, un pò in ritardo per la festa della donna ma in tempo per quando è tornata la luce per cuocere il pan di spagna. Io e Paolin, un giovane di Maba, con don Giovanni, un altro sacerdote ed un diacono stiamo facendo il giro per le benedizioni a Maba; per me è una grande occasione per incontrare le persone nelle loro case, capire dove e come vivono e rendermi conto della loro situazione. Sono tanti quelli che non se la passano bene e si vede con chiarezza come si vive di una economia dove circola poco denaro mentre i generi di prima necessità non mancano perchè ognuno se li produce. In ogni famiglia raccogliamo i dati di tutti e, fino ad ora, deve ancora capitarmene una che non abbia figli o il papà o un fratello all’estero. Anche io e Tiziana siamo figli di emigranti, nati all’estero, e quando lo raccontiamo, molti ci sentono più prossimi a loro, più capaci di comprendere la loro situazione di vita anche se è ancora presto per non essere considerati stranieri. L’altra sera però è capitata una cosa molto bella: qui a Kodhel, nel villaggio dove abitiamo e ci incontriamo regolarmente con un gruppo di famiglie con le quali condividiamo una esperienza di ascolto e approfondimento della parola di Dio, a conclusione del nostro incontro abbiamo chiesto chi di loro se la sentisse di dare una testimonianza nel giorno della festa diocesana della famiglia. Qualcuno ci ha fatto notare che possiamo farlo noi, ma io e Tiziana abbiamo risposto che è bene che lo faccia una coppia albanese e non noi stranieri; poi però ho aggiunto che, in verità, noi con loro non siamo più stranieri ,e, mentre lo dicevo, tutti noi abbiamo percepito chiaramente che è vero, che in questi due anni la Parola ci ha uniti e resi fratelli e “Così dunque voi non siete più stranieri ne ospiti, ma siete concittadini dei santi e familiari di Dio” (Ef 2,19).
Goffredo e Tiziana

alleghiamo la locandina della FESTA DELLA FAMIGLIA  che si svolgerà domenica 22 c.m. a Laç Vau i Dejes.  L’anno scorso è stata fatta una piccola prova con un numero limitato di famiglie e quest’anno si parte… pregate per noi!

Mariapalma da Gjadër

P1030553Eccomi qui a raccontarvi la mia “nuova vita”, il mio “nuovo villaggio”, un altro modo di portare avanti la missione di Pescara-Penne: essere la “direttrice” della Casa-famiglia Rozalba. Direttrice per me è una parola grossa, mi piace pensare che io sono lí per vivere con le ragazze che accogliamo, per condividere i loro problemi e le loro gioie, per organizzare il loro tempo, per dar loro la buonanotte e svegliarle al mattino per cominciare insieme un nuovo giorno. Casa Rozalba si trova a Gjader, un villaggio a 20 minuti di bicicletta da Kodhel, villaggio dove le suore Venerini hanno da circa 20 anni un oratorio, che lavora con i ragazzi e per i ragazzi del posto. La Casafamiglia é un sogno delle suore, le quali pensavamo a d un luogo per accogliere e far crescere le ragazze che vivono situazioni di estrema povertà economica e sociale familiare e non solo. Sogno tenuto nel cassetto per diversi anni, sogno che ha incontrato un altro sogno, il mio….diversi anni fa pensavo di aprire una casa con lo scopo di accogliere ragazzi in difficoltà…ed ora eccomi qua a vivere questo sogno, con la consapevolezza che la realtà è diversa da ciò che si sogna, che la vita delle persone che ho con me ha un valore inestimabile… che non è “un campo di fiori” come mi ha detto qualche giorno fa una delle prime ragazze che abbiamo accolto in Casa. Non nascondo che la mia difficoltà più grande é la lingua…immaginatemi mentre parlo con loro in un albanese elementare, con diversi errori mentre loro mi correggono. Per fortuna la ragazza più grande parla un pò italiano e io capisco abbastanza l’albanese. Come ho detto spesso in questi due anni di Albania, ad un certo punto entra in azione un altro linguaggio, quello dell’amore e dello Spirito Santo, perché in queste occasioni mi rendo conto di quanto sia indispensabile chiedere allo Spirito Santo che mi dia orecchio e cuore attento all’ascolto.

In questo momento sono tre le ragazze accolte, arrivate lo stesso giorno, sabato 17 gennaio. È stato un momento emozionante, eravamo davanti Casa Rozalba, e nello stesso istante sono arrivati Sander e Moter Elsita con la ragazza più grande, e il pulmino delle suore di Troshan con le due sorelle. In quei giorni c’era con noi anche la Madre Generale delle Venerini, la quale ha fatto in modo che questo sogno diventasse realtà. Non so descrivere bene l’emozione di quei momenti, so solo che il timore di qualche giorno prima era scomparso ed aveva preso posto la gioia, la gioia di sentirmi un pò… mamma!

Ed ora dopo una settimana e mezza, che a me sembra già un mese, le cose vanno abbastanza bene, tra alti e bassi, tra risate, musi lunghi, crisi e piccole incomprensioni ma per fortuna non sono sola. La mia è una “missione” vissuta in equipe, ed io ne ho due: la prima, con la quale sono partita, composta da Goffredo e Tiziana, con i quali ho un incontro settimanale e che sono la mia comunità di origine; la seconda è composta da Sander, assistente sociale e amico caro, Moter Elsita, superiora della comunità e donna attenta e presente, Matilde, psicologa preparata non solo concettualmente. Equipe che prima di lavorare bene insieme è un gruppo affiatato che si conosce e si ritrova sempre nelle decisioni che prende.

A presto, Mariapalma.

Tutto in una settimana

Tiziana, Mariapalma, Goffredo, don Massimo e don Giovanni...don Marco ha scattato la foto.

Tiziana, Mariapalma, Goffredo, don Massimo e don Giovanni…don Marco ha scattato la foto.

La settimana scorsa, da lunedì 11 a mercoledì 14, abbiamo ricevuto la visita di don Massimo, nuovo direttore dell’ufficio missionario e don Marco, direttore della Caritas. Ci hanno portato il saluto del vescovo e di tanti amici. Per una volta, don Marco ha portato il sole e temperature miti…merito suo o di don Massimo? Ad ogni modo, per don Massimo è stato importante conoscere più da vicino la nostra missione in Albania e noi, missionari, siamo stati felicissimi di avergli fatto vedere ciò che facciamo e dove viviamo.

Martedì 13 è stato il compleanno di Tiziana e la sera abbiamo festeggiato con i tre don, Giovanni, Marco e Massimo, e Padre Pino, gesuita che è stato a Pescara per tanti anni e che ora è superiore della comunità di Scutari oltre che padre spirituale della nostra piccola comunità di laici, Goffredo e Tiziana, e Mariapalma (Go, Ti, Mp).

Venerdì 16 abbiamo accompagnato Mp a Gjadër, un villaggio vicino al nostro, dove abiterà una nuova casa: la casa famiglia per ragazze “Rozalba”, che Sabato 17 ha accolto le sue prime tre ospiti e dove Mp, pur restando legata alla nostra comunità, si  occuperà a tempo pieno della casa e delle sue ospiti. In attesa di un articolo più dettagliato che pubblicheremo presto, andate pure a visitare la pagina fb di Mp. 

Dioqeza e Sapes, 24 Janar 2015

                                                                                 Go, Ti, Mp.

Epifania in Albania

IMG-20150106-00623La festa dell’ Epifania , “Deftimi i Krishtit” (Manifestazione del Signore),  è caratterizzata da un rito a cui quasi nessuna famiglia rinuncia: la benedizione dell’acqua. E’ una tradizione legata al culto della Chiesa Cristiano-Ordodossa che, in questa data, come “Manifestazione del Signore”, celebra il Battesimo di Gesù.

Ecco all’opera don Giovanni, mentre alla fine della Messa a Mabë, benedice le bottiglie di acqua portate dai fedeli… e dopo il bacio al Bambinello, ognuno, nella conseguente confusione, cercherà di riprendere la propria bottiglia. Ma saremo stati capaci di riconoscerle e ritirare ciascuno la sua? ahimè no, un ragazzo, nella confusione non l’ha più trovata…tragedia! come tornare a casa senza l’acqua benedetta?

Io, per non confonderla, alla mia bottiglietta avevo avvolto un rosarietto, ma a parte il segno distintivo la bottiglia era identica a quella smarrita e cosi mi è bastato riprendere il mio segno distintivo e dare a lui l’acqua benedetta….tragedia evitata.

Ed io? poco male, ha ancora quella dell’anno scorso poggiata in casa in un angolo della cappellina.

Goffredo