missionealbania

Home » Uncategorized » 14 maggio: L’Albania prova a ripartire

14 maggio: L’Albania prova a ripartire

Mabë, 14 maggio 2020

Carissimi,
dopo due mesi di quarantena penso si possa dire che il virus abbia risparmiato l’Albania. In una popolazione di circa 2,5 milioni di abitanti sono stati circa 800 i contagiati accertati e 31 le vittime!

Lentamente il paese sta tornando alla normalità, da lunedì 11 per esempio è stato tolto il divieto alla mobilità con automezzi privati! Stanno riaprendo le attività commerciali e i servizi, e lunedì 18 riapriranno anche i bar e i ristoranti ma senza le prescrizioni che ci saranno in Italia. Speriamo bene!

14 maggio 05ùAnche i vescovi albanesi già da domenica scorsa hanno permesso la ripresa delle celebrazioni e delle attività parrocchiali, ad esclusione del catechismo ai bambini e ai ragazzi. Le Messe possono essere celebrate in chiesa nei giorni feriali, “fuori” nei festivi.
Domenica a Mabë e a Dragushë a Messa non c’erano tante persone, una settantina in tutto, rispetto alle 100/110 solite.
Mi ha colpito molto il modo bello in cui sono venuti a fare la Comunione: per quasi tutti era la prima volta che la ricevevano sulla mano (non si usa), ma lo hanno fatto con attenzione e cura.

In Albania non ci sono particolari disposizioni per la celebrazione della Messa, a parte togliere le acquesantiere e omettere il segno della pace. Io ho scelto di lavarmi le mani con il sapone appena prima della Comunione.

Abbiamo ricominciato gli incontri con le famiglie ogni 15 giorni (sono 4 a partecipare, abbastanza assidue), e con i giovani, ogni settimana (sono curca quindici, dai 17 ai 26 anni).
Domenica scorsa, stranamente perché non è abitudine albanese, hanno condiviso molto della paura vissuta in questi mesi.

Ho seguito a distanza il dibattito in Italia circa la celebrazione delle Messe.
Mi sono molto interrogato, ma non saprei dirvi cosa avrei fatto se fossi stato in Italia.
Forse avrei aspettato ancora un po’.
Forse avrei provato a pensare con il Consiglio Pastorale qualche soluzione che permetteva di non perdere la dimensione fraterna e comunitaria, e non escludere nessuno (all’aperto per esempio?).
Ma dove non si può? Dove non ci sono gli spazi? Le parrocchie con chiese piccole? Le parrocchie con parroci anziani?
Non è facile.

In questi due mesi abbiamo avuto l’occasione per provare una riflessione coraggiosa sulla nostra identità sia come chiesa, che come cristiani! Un’occasione forse unica nella storia in cui, a “bocce ferme”, senza dover rincorrere l’orologio e scappare da un impegno all’altro, si poteva fare seriamente discernimento comunitario. Speriamo di averlo fatto.

Papa Francesco in questi anni ci sta chiedendo con forza, per esempio, di essere chiesa “in uscita” con le “porte aperte” al mondo, bene, quale occasione migliore di questa in cui non potevamo entrare in chiesa per provare a esserlo veramente?
I primi cristiani, perseguitati per la loro fede, fuggivano di città in città e così il Vangelo si è diffuso dentro e fuori i confini di Israele. La persecuzione è stata uno dei “motori” della prima evangelizzazione.
E se lo Spirito oggi ci sta spingendo a cercare il Signore “fuori” dai luoghi sacri in cui siamo abituati a trovarlo, e dove lui ugualmente abita: nelle nostre case, nelle nostre strade, nelle nostre vite?

Don Tonino Bello, trent’anni fa, parlava dell’urgenza di “slegare il Signore Gesù dai ceppi con i quali tanti buoni cristiani lo tengono quasi sotto sequestro, a loro uso e consumo personale… Con le porte delle chiese che si aprono solo verso l’interno e non si spalancano con eguale convinzione sulla piazza della vita…”. Diceva “bisogna fare in modo che la celebrazione del rito, attraverso la nostra testimonianza raggiunga i cortili, entri nei condomini e afferri l’uomo nei cantieri della sua quotidianità”.

Siamo spinti dallo Spirito a giocare “in trasferta” e non sempre e solo entro le mura di casa?

Scusatemi.

Tante le domande che mi frullano in testa alla luce delle provocazioni quotidiane del Papa e degli avvenimenti di questi mesi.

Pensavo per me alla necessità di riflettere su:
– una conversione missionaria (riprendendo in mano la Bibbia e non solo per cercare i versetti durante una catechesi),
– una conversione ecclesiale (sinodale e laicale, dove il sacerdote non è solo)
– una conversione sociale (che tocchi e trasformi la vita concreta, quello che si legge…).

Proverò a scrivere qualcosa, ma non sul blog, tranquilli!!!

14 maggio 01Intanto da qualche settimana le tartarughe si sono svegliate ed è sempre più facile incontrarle per strada o nel giardino della parrocchia…

L’orto e la generosità dei frati cappuccini, nostri vicini, ci permettono di assaggiare primizie che in Albania non usano e non coltivano (carciofi, piselli, cecerchie e… fave!!!) mentre aspettiamo i frutti dell’orto di Tiziana…

E il Vangelo di queste domeniche ci ricorda il fine per cui siamo creati, l’unico comandamento da seguire, la fonte della gioia piena… amare, amare, amare!

Per primi, sempre, tutti…

Buona vita!

Ps.: Anche rispetto alla vicenda di Silvia Romano sto riflettendo molto. In questi due anni ho sentito dire di tutto su questa ragazza, sin dal giorno del rapimento. Sto cercando di elaborare il perché… Non riesco a capire perché dinanzi a ragazzi e ragazze che hanno il coraggio di scelte “controcorrente” (chiaramente con tutti i limiti dell’età, senza essere perfetti, ma almeno si giocano) si scatena una quantità tale di cattiveria che lascia perplessi… Ci devo ragionare su! Non so se dipende dai social, che ci permettono di dire quello che pensiamo senza tanti filtri, ma io questa Italia fatico a riconoscerla…

Che ci è successo? Cosa ci sta “imbarbarendo” così? Non lo so…

Mi fa paura l’incapacità di gioire per le cose belle, si va sempre a cercare il però, il ma… Immagino che anche il papà di Silvia vorrà capire cos’è successo, sicuramente ci parlerà…
Ora però non è il momento di entrare nel merito dei soldi, dei terroristi, del terzo mondo, della conversione, dell’Islam radicale e degli attentati… Domani ci sarà il tempo per una riflessione. Oggi è il tempo degli abbracci, della festa… Ricordo un fratello nel Vangelo che rimase fuori una festa, senza entrare… Era il fratello che si pensava “giusto”! Ricordo anche cosa fece il Padre…

 


Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out /  Change )

Google photo

You are commenting using your Google account. Log Out /  Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out /  Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out /  Change )

Connecting to %s