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Mabë, 24 Agosto 2020

Carissimi,
sono in camera a Mabë. Provo a scrivere qualcosa, ma questa volta è più difficile. In questi giorni sto preparando le valigie, togliendo i quadretti di cartone delle foto dalle pareti, mettendo le ultime firme…

Sabato sera abbiamo celebrato la Messa di ringraziamento all’aperto a Mabë con il vescovo Simon e tante persone.

Il servizio in Albania finisce così un anno prima del previsto e da un lato me lo aspettavo. È anche giusto. È tempo che l’Albania cammini con le sue gambe, con le sue forze e, forse, è anche tempo che cominci a restituire quello che ha ricevuto. Più volte ne abbiamo parlato con il vescovo. I tempi e i modi avrebbero potuto essere diversi.

Per la diocesi di Pescara mi spiace molto.
Il gemellaggio, infatti, era nato sia per rispondere ad una richiesta di aiuto, da parte di un vescovo amico albanese, sia per aprire la diocesi di Pescara alla missione ad gentes E dare la possibilità a chi lo desiderasse di vivere un’esperienza missionaria a due passi da casa respirando l’essenza della chiesa, la sua varietà, la sua universalità.

La realtà però è stata diversa. Ormai sono sei anni, per esempio, che gli Uffici Diocesani non propongono più esperienze in Albania, né ai giovani, né alle famiglie, né agli studenti. Nemmeno le associazioni più sensibili come gli Scout e l’Azione Cattolica lo hanno più fatto…
Ho provato a chiedere ai Vicari di venire a trovarci, ai responsabili degli uffici di venire a prendersi un caffè. Le priorità sono altre, lo capisco.
Chiaramente però, così facendo, ha perso di senso la nostra presenza: non siamo infatti qui per nostra scelta, ma perché inviati a nome di tutta la diocesi.

Anche questo forse è un segno che i tempi stanno cambiando. La missione non ha più il fascino di prima. C’è da ripensarla…

La presenza sul nostro territorio di molti fratelli e sorelle immigrati ha infatti cambiato drasticamente anche il modo di vedere la missione. È come se, finché sono stati lontani, la loro povertà ci dispiaceva e si moltiplicavano le iniziative, oggi, visti da vicino, e spinti da giornalisti e giornali improponibili che cavalcano gli istinti più bassi, ci danno fastidio, ci sentiamo accerchiati, assediati, abbiamo paura. La loro povertà, che è il motivo principale delle loro partenze, non ci interessa più, non ci riguarda.

Anche dall’Albania scappano tutti. Migranti economici chiaramente… Solo che hanno fratelli, sorelle, zii, cugini, in Italia che li ospitano. Non finiscono sicuramente nei centri!
Sanno delle difficoltà che ci sono in Italia, ma la scuola è comunque di molto migliore, la sanità è comunque migliore, l’aspettativa di vita è migliore, e poi, se lavori, guadagni almeno 800/900€ al mese contro i 130/150€ di qui. Ma soprattutto, prima di tutto, c’è la speranza di un futuro diverso, migliore, per i propri figli!

D’altra parte l’esperienza del lockdown è stata veramente forte per me. Ha suscitato tantissime riflessioni… Ecco, quest’anno vorrei provare a riprenderle, a non farle scivolare via così. È tempo di grazia, di cambiamenti possibili, sia dentro che fuori di noi. Abbiamo avuto troppa fretta forse di tornare alla vita di prima.

L’Albania mi ha insegnato la lentezza, la cura delle relazioni, ma soprattutto il valore del tempo. Spero di non dimenticarlo.

Non so ancora dove andrò, penso sia questione di giorni ormai. Tornando in Italia dovrò fare di nuovo la quarantena. Potrò uscire dopo la metà di settembre! Vi terrò aggiornati.

Toccherà a Goffredo, Tiziana e Palma, se lo vorranno, continuare il blog. Per me scrivere con puntualità è stata una scelta e un dovere di restituzione rispetto a chi mi aveva inviato. Capisco però anche che siamo diversi e non è un limite, ma una ricchezza…

A presto!
Faleminderit Shqiperia…