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saranno famosi

Un anno di missione in una pagina

A settembre 2019 don Massimo ha suonato la carica al grido: «Responsabilizziamo i vicini e avviciniamo i lontani». Noi tre, Goffredo, Tiziana e Mariapalma, lo abbiamo seguito e, come primo passo, abbiamo catechizzato e sollecitato il gruppo dei giovani alla novità. Hanno risposto impegnandosi prontamente nei vari gruppi del catechismo, dello sport e nell’organizzazione di attività ludiche e formative. Ma la responsabilizzazione è passata anche per un cambio di stile dei nostri incontri, non più di un’ora a cadenza settimanale, bensì una domenica al mese con messa, mattinata di ritiro, pranzo comunitario e momento ricreativo obbligatorio. Di solito una esaltante, soprattutto per me, e lunga partita di pallavolo nel mini campo dietro la chiesa.

Il gruppo delle famiglie lo abbiamo incontrato una volta ogni due settimane e, purtroppo a causa delle restrizioni, abbiamo dovuto rinunciare a quelle due tre uscite di una giornata che di solito facciamo. Il mese scorso però, siamo stati con altre quattro coppie a Berat e sulla strada ci siamo fermati a Lushnje per la messa dai padri salesiani. C’era don Mark, un nostro amico di vecchia data che ci ha riempito di feste. Nessuna di loro era mai stata a Berat, incantevole cittadina storico-artistica dichiarata patrimonio dell’umanità. Non vi dico le feste e le attestazioni di gratitudine verso me e Tiziana. Volevamo visitare anche la bellissima realtà della comunità religiosa Piccola Famiglia dell’Annunziata ma, causa quarantena, non hanno potuto riceverci.

Anche queste famiglie si sono rese disponibili per molti servizi alla comunità. Siamo molto contenti di questo perché in un ambiente dove tutti si conoscono benissimo il giudizio degli altri pesa molto non è facile esporsi, neanche per gli adulti. Con l’aiuto degli Scout di Pescara e di cari amici, in questi giorni, stiamo terminando i lavori di sistemazione e aggiunta di una stanza per una famiglia molto povera di Dragushë. Il gruppo degli adulti ci ha aiutato molto ma senza mai venire direttamente nel luogo della casa perché, agli occhi della comunità, non possono far vedere di avere a che fare col capo famiglia da tutti ritenuto un poco di buono. Intanto hanno aiutato; piccoli passi da fare piano piano.

A livello diocesano, nonostante la pausa forzata, abbiamo fatto diversi incontri con le famiglie, poiché sono programmati a scadenza bimestrale da ottobre ad aprile. Qui siamo in una realtà rurale e da maggio a settembre i campi richiedono la braccia di tutti. Incontri su temi di interesse immediato sulle dinamiche della famiglia che riscuotono molto successo, siamo sempre stati non meno di 100 persone.

Anche le attività estive, pur con prudenziali accorgimenti, sono state fatte. La missione in montagna e il grest coi bambini e ragazzi. Gli adolescenti hanno fatto due bellissime gite, un mini campo, e solo per le ragazze, un paio di giorni di mare. Ad agosto con il gruppo giovani abbiamo fatto una bellissima tre giorni di ritiro a Kepi i Rodonit. A conclusione del lavoro di un anno nel quale ci siamo confrontati su e con i santi della porta accanto.

Ho sforato di due righe, devo chiudere. Salutiamo e ringraziamo don Massimo per i due anni trascorsi con noi ed ora rientrato come parroco a Torre de Passeri, ma sempre nostro direttore dell’Ufficio Missionario. Grazie Massimo: ci ha dato vigore e occhi nuovi per guardare noi stessi e la missione.

Buono e santo Avvento. Alla prossima.

Goffredo, Tiziana e Mariapalma

Le opere di carità sono tante, la pandemia ha fatto piovere sul bagnato. Un malato in dialisi che non viene più trasportato in ambulanza e deve andare a proprie spese in ospedale, 40 km andata e ritorno tre volte a settimana: ci vogliono 200 euro al mese e ne prende 100 di pensione. (…). Non c’è l’acquedotto e ciascuno ha il suo pozzo, a Mabë molti bevono direttamente l’acqua che non è potabile perché non possono permettersi di comperarla, al massimo vanno con bidoni nel villaggio vicino.

Per dare una mano puoi farlo contattando la Caritas di Pescara http://www.caritaspescara.it/ Oppure direttamente noi missionari. Goffredo WhatsApp 00355673347024. Email goffredoleonardis@yahoo.it.

Prima colonna: ritiro dei giovani; i bimbi del catechismo incontrano Zaccheo; la liturgia all’epoca della chiusura; gruppo cresima scalata alla croce di Nenshat; gli adolescenti in Kosovo. Seonda colonna: adolescenti, giovani e adulti scalata al monte Vela; la missione in montagna; vittoria dei ragazzi di Dragushë al torneo dei villaggi; il Penny dell’AGESCI di Pescara; la famiglia di Dragushë e (a fianco, ultima foto) lavori per la casa. Terza colonna: saluto a don Massimo; incontro diocesano delle famiglie; il nuovo parroco don Angjelin.

Che fatica

Non so come sia potuto accadere, ma da giorni il sito non mi ha consentito l’accesso. Avevo scritto un po’ di novità che ormai non sono più.

Nei nostri villaggi, fino ad ora, tutto si svolge regolarmente. Ci sarebbe l’uso obbligatorio della mascherina; dico ci sarebbe perché è molto difficile che qualcuno lo rispetti. Noi siamo continuamente esposti al rischio di contagio a causa di una opinione diffusa che qui virus non ce n’è.

Quando anni fa, prima di partire, facemmo il corso missionario della Conferenza Episcopale Italiana (basta sigle anche se CEI si dovrebbe conoscere), ci dissero di condividere, condividere, condividere. Non quello che portiamo noi, da propinare e somministrare come la santa verità, ma la vita delle persone che incontriamo da accogliere e fare nostra, condividere appunto.

Vorrei proporre una riflessione sul fatto che spesso, difronte a situazioni molto più grandi di noi, agiamo sottovalutandole, non per inconscienza ma per ridurle alla nostra portata. Invidio questa sorta di resilienza degli albanesi di rispedire al mittente il covid 19. E’ un popolo che ha sofferto molto nel XX secolo: le pene di un sistema totalitario di cui ancora oggi si piangono i morti e la disastrosa “diaspora” di un paese svuotato dall’emigrazione. Famiglie divise e spesso, a causa della clandestinità, impossibili da ricongiungere.

Alla povertà diffusa e all’ingiustizia sociale qui nessuno a voglia di aggiungere altri problemi, meglio negarli. Vi prego, pregate per noi.

Ciao, alla prossima, Goffredo

Parte don Massimo, la missione resta

E’ trascorso quasi un mese dal congedo di don Massimo, sia dalla missione e sia dal blog. Già ne sentiamo la mancanza, sia perché il suo stare con noi in Albania ha fatto la differenza, sia perché scrivere per raccontare non è il mio forte e già so che sarà difficile tenere il suo ritmo di fedeltà al racconto. Proprio quest’ultimo aspetto dice molto sulla mancanza che già sentiamo di lui. In una realtà sfuggente, dove lo zapping dal televisore si è spostato sui nostri telefoni tanto che non arriviamo quasi mai in fondo a nessun post, figuriamoci poi ad un articolo, don Massimo rappresenta l’eccezione di chi sulle reti sociali, oltre a scrivere, legge fino in fondo. A noi, che abbiamo vissuto con lui, lascia il raro privilegio di esserci sentiti davvero ascoltati e di aver potuto, con l’aiuto di Dio e senza nascondere mai le differenze di vedute, saper costruire e custodire l’armonia della nostra piccola comunità missionaria.

Mentre in terra di Albania restiamo io, mia moglie Tiziana e Mariapalma, in stato di missione restiamo tutti. Sicuramente don Massimo ci resterà vicino e ci accompagnerà con il suo esserci a prescindere dalle distanze. Mentre, ci auguriamo, la Chiesa di Pescara-Penne non spegnerà i riflettori sulla realtà missionaria della diocesi, considerandosi già coi “remi in barca”. Carissime comunità parrocchiali della nostra diocesi, siamo all’ultimo anno del nostro terzo mandato triennale. Forse l’anno prossimo rientreremo o forse no. Non dipende solo da noi, ma dal discernimento che tutti siamo chiamati a fare. Possono terminare un mandato missionario e una missione? Certamente si! Ma l’essere costantemente in stato di missione non è forse un segno distintivo di ciascun battezzato? In quali luoghi dell’umanità, dunque, vogliamo andare? Qui in Albania ce n’è uno e le attività pastorali della missione sono iniziate a pieno ritmo e noi desideriamo, con l’aiuto di Dio, donarci alla comunità che la Chiesa di Pescara-Penne e quella di Sapa, in Suo nome, ci hanno donato.

Ciao, alla prossima. Goffredo

Mabë, 24 Agosto 2020

Carissimi,
sono in camera a Mabë. Provo a scrivere qualcosa, ma questa volta è più difficile. In questi giorni sto preparando le valigie, togliendo i quadretti di cartone delle foto dalle pareti, mettendo le ultime firme…

Sabato sera abbiamo celebrato la Messa di ringraziamento all’aperto a Mabë con il vescovo Simon e tante persone.

Il servizio in Albania finisce così un anno prima del previsto e da un lato me lo aspettavo. È anche giusto. È tempo che l’Albania cammini con le sue gambe, con le sue forze e, forse, è anche tempo che cominci a restituire quello che ha ricevuto. Più volte ne abbiamo parlato con il vescovo. I tempi e i modi avrebbero potuto essere diversi.

Per la diocesi di Pescara mi spiace molto.
Il gemellaggio, infatti, era nato sia per rispondere ad una richiesta di aiuto, da parte di un vescovo amico albanese, sia per aprire la diocesi di Pescara alla missione ad gentes E dare la possibilità a chi lo desiderasse di vivere un’esperienza missionaria a due passi da casa respirando l’essenza della chiesa, la sua varietà, la sua universalità.

La realtà però è stata diversa. Ormai sono sei anni, per esempio, che gli Uffici Diocesani non propongono più esperienze in Albania, né ai giovani, né alle famiglie, né agli studenti. Nemmeno le associazioni più sensibili come gli Scout e l’Azione Cattolica lo hanno più fatto…
Ho provato a chiedere ai Vicari di venire a trovarci, ai responsabili degli uffici di venire a prendersi un caffè. Le priorità sono altre, lo capisco.
Chiaramente però, così facendo, ha perso di senso la nostra presenza: non siamo infatti qui per nostra scelta, ma perché inviati a nome di tutta la diocesi.

Anche questo forse è un segno che i tempi stanno cambiando. La missione non ha più il fascino di prima. C’è da ripensarla…

La presenza sul nostro territorio di molti fratelli e sorelle immigrati ha infatti cambiato drasticamente anche il modo di vedere la missione. È come se, finché sono stati lontani, la loro povertà ci dispiaceva e si moltiplicavano le iniziative, oggi, visti da vicino, e spinti da giornalisti e giornali improponibili che cavalcano gli istinti più bassi, ci danno fastidio, ci sentiamo accerchiati, assediati, abbiamo paura. La loro povertà, che è il motivo principale delle loro partenze, non ci interessa più, non ci riguarda.

Anche dall’Albania scappano tutti. Migranti economici chiaramente… Solo che hanno fratelli, sorelle, zii, cugini, in Italia che li ospitano. Non finiscono sicuramente nei centri!
Sanno delle difficoltà che ci sono in Italia, ma la scuola è comunque di molto migliore, la sanità è comunque migliore, l’aspettativa di vita è migliore, e poi, se lavori, guadagni almeno 800/900€ al mese contro i 130/150€ di qui. Ma soprattutto, prima di tutto, c’è la speranza di un futuro diverso, migliore, per i propri figli!

D’altra parte l’esperienza del lockdown è stata veramente forte per me. Ha suscitato tantissime riflessioni… Ecco, quest’anno vorrei provare a riprenderle, a non farle scivolare via così. È tempo di grazia, di cambiamenti possibili, sia dentro che fuori di noi. Abbiamo avuto troppa fretta forse di tornare alla vita di prima.

L’Albania mi ha insegnato la lentezza, la cura delle relazioni, ma soprattutto il valore del tempo. Spero di non dimenticarlo.

Non so ancora dove andrò, penso sia questione di giorni ormai. Tornando in Italia dovrò fare di nuovo la quarantena. Potrò uscire dopo la metà di settembre! Vi terrò aggiornati.

Toccherà a Goffredo, Tiziana e Palma, se lo vorranno, continuare il blog. Per me scrivere con puntualità è stata una scelta e un dovere di restituzione rispetto a chi mi aveva inviato. Capisco però anche che siamo diversi e non è un limite, ma una ricchezza…

A presto!
Faleminderit Shqiperia…